Il Blog di Consulenze Agronomiche

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obbligo di indicazione in etichetta dell'origine dei derivati del pomodoro

 

 

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine dei derivati del pomodoro

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale, firmato dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda, per introdurre obbligo di indicazione in etichetta dell’origine dei derivati del pomodoro.

Il provvedimento introduce la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari, per la pasta e per il riso. Il decreto si applica ai derivati come conserve e concentrato di pomodoro, oltre che a sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

“Andiamo avanti sulla strada della trasparenza in etichetta e della qualità – afferma il Ministro Maurizio Martina – soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro. Le nuove etichette aiuteranno a rafforzare i rapporti tra chi produce e chi trasforma. In questo modo tuteliamo non solo i nostri prodotti, ma anche il lavoro delle nostre aziende e i consumatori. Siamo convinti – conclude Martina – che questa scelta debba essere estesa a livello europeo, garantendo così la piena attuazione del regolamento Ue 1169 del 2011. I cittadini hanno il diritto di conoscere con chiarezza l’origine delle materie prime degli alimenti che finiscono sulle loro tavole.”

LE NOVITÀ DEL DECRETO

Il provvedimento prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;

b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA
 
Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

I provvedimenti prevedono una fase per l’adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte.

IN VIGORE FINO A PIENA ATTUAZIONE REGOLAMENTO UE 1169
 
Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) Reg_CE 1169/11 che prevede i casi in cui debba essere indicato il Paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

OLTRE L’82% DEGLI ITALIANI CHIEDE TRASPARENZA NELL’INDICAZIONE D’ORIGINE DEL POMODORO NEI DERIVATI

Oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

(fonte:https://www.politicheagricole.it)


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Al via marchio “Prodotto di Montagna”

Prodotto di Montagna: è’ stato presentato oggi il marchio identificativo del regime di qualità ‘prodotto di montagna’. Il logo, realizzato dal Mipaaf, è verde con una montagna stilizzata e potrà essere utilizzato sui prodotti previsti dal regime di qualità. L’indicazione facoltativa di qualità «prodotto di montagna», infatti, è utilizzata per le materie prime che provengono essenzialmente da zone montane e nel caso degli alimenti trasformati,  quando  trasformazione, stagionatura e maturazione hanno luogo in montagna.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato il Ministro Martina – è valorizzare meglio il lavoro dei produttori delle zone montane. Parliamo del 17% del totale delle imprese agricole italiane e di un terzo degli allevamenti. Con il regime di qualità e questo nuovo marchio i consumatori potranno riconoscere più facilmente dalle etichette le produzioni e supportare queste attività e il loro valore non solo economico, ma sociale e ambientale.Ora è cruciale dare continuità a questo lavoro, perché il futuro delle nostre montagne è il futuro di una parte importante della nostra identità”. (Fonte: https://www.politicheagricole.it)

DATI RAPPORTO MONTAGNA 2017

Valore agricoltura montana in Italia: 9,1 miliardi di euro di cui 6,7 miliardi Appennini e 2,4 miliardi Alpi
Occupati 2011-2016 nelle province alpine: +10%
(dati della Fondazione Montagne Italia)


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In: Agricoltura

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agricoltura biologica

Agricoltura Biologica approvato in via definitiva il decreto controlli

Agricoltura Biologica: il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi in via definitiva il decreto legislativo recante disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica. La norma attua la delega contenuta nel Collegato agricoltura e aggiorna le disposizioni ferme al 1995, adeguandole anche alle sopravvenute leggi europee.

Il provvedimento ha i seguenti obiettivi:
– garantire una maggiore tutela del consumatore;
– assicurare una maggiore tutela del commercio e della concorrenza;
– semplificare e unificare in un solo testo di legge la materia dei controlli sulla produzione agricola biologica;
– rendere il sistema dei controlli più efficace anche sotto il profilo della repressione.

LE NOVITÀ PRINCIPALI

SISTEMA DEI CONTROLLI

Il decreto conferma che il Mipaaf è l’autorità competente per l’organizzazione dei controlli e che delega tali compiti ad organismi di controllo privati e autorizzati. All’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero, al Comando unità tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, nonché alle Regioni, negli ambiti territoriali di competenza, spetta la competenza in materia di vigilanza e controllo sugli organismi di controllo.

NORME CONTRO IL CONFLITTO DI INTERESSI TRA CONTROLLORI E CONTROLLATI

In particolare la norma introduce meccanismi a rafforzamento della leale concorrenza e per l’eliminazione dei conflitti di interessi degli organismi di controllo. Per questo si stabilisce che:

– gli operatori del biologico non possono detenere partecipazioni societarie degli organismi di controllo che superi la metà del capitale sociale dell’Organismo di controllo. Sono escluse da tale requisito le associazioni di carattere consortile che non abbiano fine di lucro;

– gli organismi di controllo non possono svolgere, nel settore dell’agricoltura biologica, attività diversa dall’attività di controllo;

– gli organismi di controllo, i relativi rappresentanti e amministratori, nonché il personale addetto al controllo non possono fornire beni o servizi, diversi dall’attività di controllo agli operatori controllati;

– l’ispettore non può svolgere l’attività di controllo presso lo stesso operatore per più di tre visite consecutive;

– gli organismi di controllo devono garantire adeguate esperienza e competenza delle risorse umane impiegate;

– nuovi obblighi di comportamento degli organismi di controllo, che discendono dai principi di trasparenza e correttezza e conseguenti sanzioni amministrative pecuniarie, con funzioni deterrenti.

BANCA DATI DELLE TRANSAZIONI BIO CONTRO LE FRODI

La norma istituisce una banca dati pubblica di tutte le transazioni commerciali del settore biologico fruibile da tutti gli operatoti del sistema, per rendere più trasparenti le transazioni e più tempestiva l’azione antifrode e maggiore la tutela dei consumatori.

(Fonte: https://www.politicheagricole.it)


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Al via 2018 anno del cibo italiano

 

Al via 2018 anno del cibo italiano. I Ministeri delle politiche agricole alimentari e forestali e dei beni culturali e del turismo comunicano che i ministri Dario Franceschini e Maurizio Martina hanno proclamato il 2018 Anno nazionale del cibo italiano. Da gennaio prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell’Italia.

Tutte le iniziative dell’Anno del cibo italiano saranno connotate da un logo ufficiale che viene presentato oggi per la prima volta alla stampa.

Si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana.

Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso l’Enit e la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana.

“Abbiamo un patrimonio unico al mondo – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – che grazie all’anno del cibo potremo valorizzare ancora di più. Dopo la grande esperienza di Expo Milano, l’esperienza agroalimentare nazionale torna ad essere protagonista in maniera diffusa in tutti i territori. Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura.  Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. E credo che in quest’ottica sia giusto dedicare l’anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale”.

“Dopo il successo del 2016 Anno nazionale dei cammini e del 2017 Anno nazionale dei borghi, il 2018 sarà l’Anno del cibo italiano. Un’occasione importante per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze  e fare un grande investimento per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Grazie alla collaborazione dei Ministeri della Cultura e dell’Agricoltura, l’Italia potrà promuoversi anche all’estero in maniera integrata e intelligente valorizzando l’intreccio tra cibo, arte e paesaggio che è sicuramente uno degli elementi distintivi dell’identità italiana”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini annunciando l’avvio dal primo gennaio 2018 di una campagna di comunicazione social dei musei statali che pone l’attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia,  sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano.

Qui le locandine dell’iniziativa:w ww.beniculturali.it/annodelciboitaliano

(FONTE MIPAAF)


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Approvato il decreto per l’obbligo di indicazione dello stabilimento in etichetta 

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il Consiglio dei Ministri il 15 settembre ha approvato  il decreto legislativo per l’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta. Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell’entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio.

L’obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma è stato abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare. L’Italia ha stabilito la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.
La legge di delega affida la competenza per il controllo del rispetto della norma e l’applicazione delle eventuali sanzioni all’Ispettorato repressione frodi (ICQRF).

(da politicheagricole.it)


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In: Agricoltura

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La coltivazione del Cardo – quinta scheda

Nonostante che  contenga oltre il 90% di acqua il lsuo valore energetico è di 10 calorie per ogni 100g di parte edule cruda e 73 calorie per ogni 100g di parte edule bollita (dati ottenuti dal Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione).

 

Caratteri botanici

In natura è una pianta erbacea perenne però in coltura ha un ciclo annuale in quanto quando pronto viene raccolto.

A differenza del carciofo (vedi articolo )  ha le coste molto sviluppate e l’infiorescenza (capolino) di dimensioni più ridotte.

Le foglie sono tomentose, pennatosette, la pagina superiore è di colore verde cenerino mentre la pagina  inferiore è biancastra. Il frutto è un achenio

 

 

Avversità e parassiti

 

MOLLUSCHI

Tra i molluschi la limaccia grigia (Agriolimax agrestis L.) è la più rappresentativa del cardo

INSETTI

Tra gli insetti ricordiamo:

  • Cassida (Cassida deflorata Suffr.);
  • Punteruolo (Larinus cynarae F.);
  • Altica (Sphaeroderma ribudum Graells);
  • Nottua (Hydroecia xanthenes Germ.);
  • Vanessa (Vanessa cardui L.);
  • Gelechia ( Depressaria erinacella Stgr.);
  • Afide (Brachycaudus cardui L.);
  • Mosca del cardo (Agromyza andalusiaca Strobl);

CRITTOGAME

Tra le malattie crittogamiche  ricordiamo:

  • oidio (Leveillula taurica f. sp. cynarae Jaczewski)
  • peronospora (Bremia lactucae)

BATTERIOSI

Marciume batterico (Erwinia carotovora var. carotovora (Jones) Dye)

VIROSI

Maculatura anulare.

 

Scheda tecnica

qui di seguito potrete scaricare la scheda tecnica sulla coltivazione del Cardo.

download scheda Cardo


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In: Opportunità

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Contributi per l’apicoltura, transumanza: domande entro il 15 dicembre 2017

La Regione Toscana con delibera di Giunta n. 897 dell’ 7 agosto 2017, ha approvato e pubblicato le Misure / Azioni dirette a migliorare la produzione e commercializzazione del miele per il triennio 2017-2019 Campagna 2017-2018 (allegato A della delibera) che includono le disposizioni per l’attuazione e il finanziamento delle misure stesse: beneficiari, percentuali di contribuzione, presentazione delle domande e procedure, ecc.
La delibera approva anche la tabella del materiale per apicoltura oggetto di finanziamento (allegato B della delibera): arnie e componenti arnie (finanziamento 60%), materiali atrezzature (finanziamento 50%) e acquisto autocarri (finanziamento 20%).Le misure approvate attuano il Regolamento UE 1308/2013 e il Programma nazionale triennale  a favore del settore dell’apicoltura.

Le Associazioni rappresentative potranno fare domanda per accedere al contributo per la misure A “Assistenza tecnica agli apicoltori e alle organizzazioni di apicoltori” e per la misura B “Lotta contro gli aggressori e le malattie dell’alveare, in particolare la varroasi” dal 21agosto 2015 al 5settembree 2017.

Gli apicoltori che intendono svolgere la pratica della transumanza (misura C Razionalizzazione delle transumanza) devono presentare le domande di contributo sul sistema informatico di Arteadal 15 novembre al 15 dicembre 2017.

(da Regione Toscana)


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Commenti disabilitati su Grano/pasta e riso: da febbraio obbligo di origine in etichetta. Pubblicati decreti in Gazzetta Ufficiale

Grano/pasta e riso: da febbraio obbligo di origine in etichetta. Pubblicati decreti in Gazzetta Ufficiale

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i due decreti interministeriali per introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta in etichetta, firmati dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda.
Entrano così in vigore i provvedimenti che introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari. I decreti prevedono, a partire dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, una fase di 180 giorni per l’adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte. Quindi l’obbligo definitivo scatterà il 16 febbraio per il riso e il 17 febbraio per la pasta.
“Da metà febbraio – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina –  avremo finalmente etichette più trasparenti sull’origine di riso e grano per la pasta. È una scelta decisa compiuta insieme al Ministro Calenda, che anticipa la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011. Il nostro obiettivo è dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, rafforzando così la tutela dei produttori e dei rapporti di due filiere fondamentali per l’agroalimentare Made in Italy. Non rinunceremo a spingere ancora in Europa perché questi provvedimenti vengano presi per tutta l’Ue”.

COSA PREVEDONO I DECRETI

GRANO/PASTA

Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

RISO

Il provvedimento prevede che sull’etichetta del riso devono essere indicati:
a) “Paese di coltivazione del riso”;
b) “Paese di lavorazione”;
c) “Paese di confezionamento”.
Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura “Origine del riso: Italia”.
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA

Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

DECRETI IN VIGORE FINO A PIENA ATTUAZIONE REGOLAMENTO UE 1169

I decreti decadranno in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

OLTRE L’85% DEGLI ITALIANI CHIEDE TRASPARENZA NELL’INDICAZIONE D’ORIGINE DI GRANO E PASTA
Oltre l’85% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta e il riso. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

Scarica i decreti


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Vino: semplificata procedura per dichiarazioni di giacenza

In accordo con Mipaaf e ICQRF, Agea coordinamento ha adottato una circolare integrativa per esonerare dalla presentazione della dichiarazioni di giacenza i produttori vitivinicoli obbligati alla tenuta dei registri di cantina telematici.
In particolare la circolare prevede che la dichiarazione da inviare sul portale Agea è considerata direttamente assolta se le imprese vitivinicole hanno effettuato la chiusura telematica del registro di cantina entro l’11 settembre 2017.

(da Mipaaf)


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In: Agricoltura

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La coltivazione dei Carciofi (mammole e spinosi)- quarta scheda

 

 

 

 

 

Dopo il periodo dele ferie oggi  parleremo della coltivazione dei Carciofi (mammole e spinosi) .

Nonostante che i Carciofi (mammole e spinosi) contengano oltre il 90% di acqua il loro valore energetico non è trascurabile in quanto apportano 22 calorie per ogni 100g di parte edule cruda e 82 calorie per ogni 100g di parte edule bollita (dati ottenuti dal Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione).

Caratteri botanici

I carciofi (ammole e spinosi) sono pianta erbacee con perenni.

Dalle gemme del rizoma si sviluppano i getti detti carducci.

Il fusto, che  può arrivare sino a 150  cm, è  robusto, striato in senso longitudinale, ramificato e eretto, al termine della ramificazione ci sono le infiorescenze.

Le foglie sono abbastanza grandi e alterne, il colore varia dal verde più o meno intenso al grigiastro nella, la spinosità delle foglie dipende dalla varietà.

L’infiorescenza  detta calatide (capolino) è di colore azzurro, i fiori sono ermafroditi tubolosi.
Il capolino è coposto dalla parte basale (ricettacolo carnoso), sul quale sono inseriti i fiori ; inframmezzati ai fiori sono presenti delle setole bianche e traslucide (il “pappo”). Il ricettacolo carnoso e le brattee interne costituiscono la porzione edule del carciofo, comunemente detto “cuore”.
Il frutto è indeiscente (achenio) il quale ha una forma allungata e di sezione quadrangolare. Il colore del frutto è grigiastro bruno e screziato.

Il peso di mille acheni può oscillare tra 30 e 70 grammi.

La morfologia fiorale è tale che  normalmente sia impedita l’autompollinazione.

L’impollinazione è prevalentemente entomofile .

La moltiplicazione del carciofo puà  avenire per via agamica, utilizzando l'”ovolo”, il “pollone” o “carduccio” o “porzione del ceppo”.

 

Avversità e parassiti

Il carciofo nonostante sia una pianta rustica è soggetta ad alcune avversità.

FITOPATIE

una delle fitopatie più importanti è l’atrofia del capolino, la malformazione si presenta con capolini di dimensioni ridottissime o con capolini normali con brattee non completamente sviluppate e con margine superiore imbrunitoDiversi fattori concorrono al manifestarsi di questa fisiopatia: temperature superiori di 25° C nella fase di transizione dell’apice caulinare da vegetativo a riproduttivo, condizioni idriche, contenuto di sali solubili nel terreno ecc.

MAMMIFERI

l’arvicola (topo campagnolo) è il  più temuto parassita del carciofo èa cui enorme diffusione limita fortemente la durata degli impianti.

INSETTI

Tra gli insetti che danneggiano i capolini ricordiamo:

  • lnottua del carciofo (Gortyna xanthenes Germ.)
  • depressaria (Depressaria erinaceella Stg.)
  • afidi (Brachycaudus cardui, Aphis fabae, Myzus persicae ecc.)
  • cassida (Cassida deflorata Suffr.).

CRITTOGAME

Tra le malattie crittogamiche  ricordiamo:

  • marciumi del colletto (Sclerotinia spp., Rhizoctonia spp.),presenti soprattutto nei terreni mal drenati
  • oidio (Leveillula taurica)
  • peronospora (Bremia lactucae)

Mentere il marciume è molto pericoloso e moltro diffuso l’oidio e la peronospora non sono molto diffuse e generalmente non creano problemi fitosanitari.

Scheda tecnica

qui di seguito potrete scaricare la scheda tecnica sulla coltivazione del Carciofo.

download scheda Carciofi